Sant’Egidio

La Comunità di Sant’Egidio è stata fondata a Roma nel 1968

La Comunità è conosciuta nel mondo per il suo impegno sociale e religioso, il lavoro per la pace e il dialogo, le campagne per i diritti, come quello alla salute in Africa e l’abolizione della pena di morte. Oggi Sant’Egidio è presente in più di 70 Paesi con oltre 60mila aderenti e una più vasta cerchia di simpatizzanti e amici che collaborano attivamente in diverse iniziative.
È stata fondata nel 1968 dallo storico Andrea Riccardi quando era ancora liceale. Il suo presidente è attualmente Marco Impagliazzo, professore di storia contemporanea.

Nello spirito del Concilio Vaticano II e aperta al contributo di chiunque intenda lavorare per la pace e difendere i più deboli, la Comunità è composta da persone di ogni età ed estrazione sociale, che sentono come una priorità l’impegno per gli altri, a partire dai poveri. La caratteristica che la contraddistingue è la gratuità: nessuno è pagato per il servizio che svolge come volontario e tutte le iniziative sono portate avanti con il contributo di chi intende sostenerle.

Tra gli impegni di Sant’Egidio nei diversi continenti:

  • lotta alla povertà estrema e sostegno alle persone senza dimora;
  • sostegno agli anziani in difficoltà e soli e campagne di sensibilizzazione per superare l’istituzionalizzazione;
  • accoglienza e integrazione per immigrati, dal 2016 apertura dei corridoi umanitari per i rifugiati; -“scuole della pace” per promuovere la scolarizzazione dei minori in difficoltà e l’educazione alla convivenza;
  • sostegno ai “bambini di strada” in Africa e in America Latina;
  • campagna per i diritti dei disabili al lavoro e a una vita pienamente integrata;
  • impegno in Africa per la cura e la prevenzione dell’Aids e di altre malattie;
  • campagna per la registrazione anagrafica in Africa;
  • iniziative per favorire la pace in diverse aree del mondo, dopo che nel 1992, grazie a Sant’Egidio, fu firmato a Roma l’accordo di pace per il Mozambico;
  • promozione del dialogo inter religioso per contribuire, non solo alla conoscenza e al rispetto reciproco, ma anche alla costruzione della pace

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus, osservando le dovute precauzioni (distanziamento sociale, mascherine, ecc.) abbiamo continuato a tenere aperte le nostre mense per i poveri, abbiamo portato da mangiare a chi vive per strada e aperto nuovi centri di distribuzione di cibo e generi di prima necessità in molte città italiane per rispondere al crescente bisogno alimentare determinato dall’aumento della povertà.